Decreto del fare: terapia d’urto per la giustizia civile

“Una vera e propria terapia d’urto per la giustizia civile”, così il neo-Ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri ha riassunto le novità che saranno introdotte dal Decreto del fare per smaltire le pratiche arretrate e per rinnovare il processo civile. Per diminuire il lavoro delle corte d’appello italiane il nuovo decreto legge prevede l’assunzione di 400 giudici ausiliari a tempo. Fin qui niente di insolito, se non fosse però per alcuni requisiti per la nomina. Riduzione del limite di età per tutte le categorie interessate da 75 a 60 anni; previsione di un numero maggiore di ausiliari per ridurre i tempi di definizione dell’arretrato; aumento delle indennità previste, attualmente troppo contenute ( con solo €.200,00 a sentenza), queste le modifiche richieste dell’associazione nazionale forense. Criticità, quindi, ormai radicate nel nostro sistema che dovrebbero essere debellate prendendo ad esempio il sistema di altri paesi europei. Secondo un dossier pubblicato dall’Ufficio Studi del Senato, infatti, si apprende che ad esempio in Germania per ogni 100.000 abitanti, vi sono circa 154 magistrati, professionali e non, mentre in Italia, sempre per ogni 100.000 abitanti, i giudici, professionali e non, sono solo 16,1, questo unitamente agli levati costi di giustizia e agli scarsi finanziamenti statali portano ai problemi ormai ben noti ai professionisti del foro. Sempre nel campo della giustizia civile il decreto del fare porta ancora cambiamenti nel processo civile. Gli interventi in materia continuano a susseguirsi senza dare il tempo a quelli precedenti di assestarsi e percepire la loro vera funzionalità. Modifiche del ruolo del pubblico ministero nel giudizio civile di legittimità, introduzione dell’art.791 bis, rafforzamento del ruolo del giudice nella ricerca di una soluzione transattiva o conciliativa, semplificazione della motivazione della sentenza, l’istituzione di tre fori per le cause civili di società con sede all’estero, questi i più importanti interventi che pur toccando aspetti di non irrilevante portata pratica restano prive di sistematicità e organicità. Una frenesia normativa di queste ultime legislature che propongono interventi di restyling nella speranza di diminuire tempi e costi di giustizia, e che creano però solo malcontento nella categoria.